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Fondali fotografici per bambini

Quando si tratta di allestire un set, la scelta del materiale da utilizzare è infinita. Spesso, infatti, è il gusto del fotografo a dettare le regole, senza che esistano linee guida universali da seguire, soprattutto per quanto riguarda i fondali da utilizzare. Se poi si tratta di scattare ritratti o fotografare bambini il gusto personale costituisce davvero una parte importante, perché i soggetti saranno in assoluto risalto rispetto a tutto quello che c’è intorno.

Quali sono i fondali?

Per fondale s’intende il colore – o la “scena” – che costituirà lo sfondo della fotografia che andremo a realizzare.
Il fondale tipico dello studio di fine ‘800 era un drappo dipinto con uno scenario agreste, accompagnato da oggetti di scena quali un capitello o simili. Questo genere di allestimento si trova ancora nelle rivisitazioni moderne, ma non è il genere di immagine che si sposa con il mio senso estetico.
Il massimo che voglio concedermi attualmente – oltre al fondale continuo in carta – è una pannellatura in legno, bianca, tipo boiserie.
I classici fondali per gli studi fotografici di media dimensione sono dei grandi rotoli di carta, monocromatici ed in tinte diverse, e rappresentano la scelta più comune, anche se non sono adatti per qualsiasi uso.
Gli studi più grandi hanno spesso a disposizione un limbo in cartongesso, da ri-verniciare alla necessità. È una soluzione di lusso, costosa nella prima realizzazione e nella manutenzione ordinaria.
Sono un minimalista e dicotomico, dunque la mia scelta cade sempre sul bianco o sul nero; il fondale bianco in carta dà risultati estremamente differenti se illuminato per un bianco puro o se intenzionalmente non illuminato uniformemente. Per le fotografie di gravidanza o per un servizio di famiglia, ad esempio, preferisco sempre lavorare con un bianco non illuminato, ottenendo così un tono di grigio piacevole e delicato, che favorisce ombre naturali sul soggetto.

Quali tipi di fondali esistono?

Parlando di materiale, probabilmente i più versatili e utilizzati sono quelli in carta, rotoloni che sono fatti scorrere dall’alto fino ad ottenere la lunghezza desiderata e, secondo il pavimento di cui si dispone in studio, anche a coprirlo per evitare dominanti di colore riflesso.
Questa è la soluzione che personalmente preferisco; non ha bisogno di manutenzione: una volta sporcato o ammaccato – e succede spesso – basta tagliare la parte rovinata. Garantisce un’illuminazione sempre uniforme e senza sorprese, l’ideale per chi sceglie un ritratto classico.

Fondali in stoffa, spesso usati come fossero tende per una forte illuminazione in controluce, back-light, che garantisce un ottimo sviluppo dei volumi del soggetto.

Fondali in vinile: si tratta di materiale sintetico, di tipo plastico. Possono essere stampati con qualsiasi fantasia o pattern, ma non mi hanno mai convinto, in quanto il riflesso sul fondale può essere terribilmente falso, dichiarando, ad esempio, che non stiamo fotografando su un parquet o un assito, ma su un’immagine. Il fondale in vinile in genere non è grande né stabile, e per me risulta una soluzione sgradevole.

Fondali in tela dipinta: sempre più spesso vengono proposti ai ritrattisti dei fondali dipinti artigianalmente, non è possibile averne due uguali. L’effetto di una pittura non uniforme attualmente è molto di moda, ed è un buon compromesso tra il fondale in tinta unita ed il fondale con un paesaggio.

Conclusione e consigli

Per concludere, è necessario sottolineare che la sicurezza nell’uso dei fondali è un aspetto di primaria importanza. Che siano fissati su stativi, a parete, o che siano rotoli di carta fissati con le giuste staffe, tutti i fondali che imitano un limbo di cartongesso hanno un’area vicina alla verticale che non appoggia a terra. Questa scelta è dettata anche da valutazioni circa la sicurezza dei bambini che fotografo: se un bambino correndo dovesse mettere il piede in quell’area potrebbe perdere l’equilibrio. Inoltre, non va dimenticata, per quanto riguarda la sicurezza, una rassicurazione sull’utilizzo del flash, che non deve in alcun modo preoccupare i genitori che vogliono fare un servizio al loro bambino.

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